I parenti non sono famiglia.
Famiglia e’ chi ti chiama chi ti cerca
Chi ti sostiene.
Legame di sangue non significa famiglia.
I parenti non sono famiglia.
Famiglia e’ chi ti chiama chi ti cerca
Chi ti sostiene.
Legame di sangue non significa famiglia.

L’università è una delle tappe più importanti nella vita degli studenti, perché è il luogo dove decidiamo chi essere e cosa fare da “grandi”, dove conosciamo alcune delle persone che ci accompagneranno per tutta la vita e il posto dove acquisiamo le competenze necessarie per svolgere il lavoro che abbiamo sempre desiderato.
Ma l’università è anche un luogo dove si vive di competizione, poiché la società odierna ci insegna che occorre primeggiare in tutto, perché non c’è spazio per i deboli. La competitività è alimentata dalla costante paura di fallire, di non essere all’altezza degli altri e delle loro aspettative, ci sentiamo in difetto per non aver concluso in tempo, per non aver raggiunto una media alta e per non essere come gli altri.
Noi studenti siamo spesso vittima di paragoni con i figli degli altri, come a ricordarci la nostra costante inadeguatezza. Nessuno si rende conto di quanto male faccia a noi universitari, spingendoci a mentire alle persone che amiamo e portandoci ad alterare la realtà fino alla rilegatura di una tesi di laurea che stenta ad arrivare.
È successo a due studenti della Federico II, una ragazza che studiava scienze naturali e un ragazzo che invece frequentava il dipartimento di studi umanistici. Entrambi avevano venticinque anni ed hanno scelto di togliersi la vita nel giorno in cui si svolgevano le lauree. Un atto estremo, ma che testimonia la necessità di cambiare il nostro modello di società, perché la competizione uccide.
L’università deve essere un luogo dove apprendere delle competenze, dove fare della cultura un mezzo di sviluppo dell’individuo e più in generale della società, altresì non può e non deve assolutamente essere un luogo competitivo, dove si insegue la media e si inquadrano gli studenti come degli imbuti da riempire di nozioni, che si rilevano poi esseri sterili e distanti dalla loro reale utilità quale lo sviluppo umano.
Vale la pena riscoprire ciò che affermava Antonio Gramsci, ovvero che nell’apprendere non esistono ritardi, perché chi sta non si perderà mai del tutto se migliorerà ogni giorno la sua cultura, la sua preparazione generale, se allargherà l’orizzonte delle sue cognizioni e dei suoi interessi intellettuali.
Fin da ragazzini ci dicono di scegliere ciò che porterà al successo, compiendo un sillogismo diseducativo, poiché si inquadra il successo con sola crescita economica, ma la realtà è che siamo persone di successo se siamo felici. Dobbiamo insegnare alle giovani generazioni che nella vita siamo tutti frangibili e che possiamo perdere, perché tutto questo fa parte della strada verso le felicità. Occorre ricordarci che gli studenti sono esseri umani, per questo non bisogna giudicarli se sono in difficoltà ma porgerli una mano ed aiutarli, per costruire una comunità solidale e non egoista.
Source:TPI.The Post Internazionale

Molti ci toccano il cuore, alcuni se ne prendono un pezzo e poi vanno via, altri lo usano fino a ridurlo a brandelli, altri ancora dopo averlo stropicciato per bene lo buttano via come fosse un pezzo di carta.
Pochi sono quelli che lo oltrepassano, arrivando a toccare la nostra anima.
Solo questi vi resteranno oltre ogni tempo e ogni logica.

Ci sono persone capaci di amare, di sognare, di sperimentare, di giocare, di cambiare, di raggiungere i propri obiettivi e di formularne di nuovi.
Sono uomini e donne emotivamente sani, inscindibilmente connessi alla propria anima e in contatto con la sua verità.
Queste persone coltivano la certezza, che la vita abbia un significato diverso per ciascuno e rispettano ogni essere vivente, sperimentando così una grande ricchezza di possibilità.
Non amano la competizione, la sopraffazione e lo sfruttamento, l'odio verso chi è diverso da loro, chi la pensa in modo diverso da loro, perché scorgono un pezzetto di loro stessi in ogni cosa che esiste.
Gente che non riesce a sentirsi bene in mezzo alla sofferenza e incapace di costruire la propria fortuna sulla disgrazia di altri. Sono portatori di un sapere che non piace, non perdono di vista l'importanza di ciò che non ha forma e non si può toccare. Detestano ogni forma di ipocrisia.
Mi ritrovo in queste persone, che non seguono una religione, ma ascoltano con religiosa attenzione i dettami del proprio mondo interiore.
Sanno scherzare, senza prendere in giro.
Pagano di persona il prezzo delle proprie scelte e preferiscono perdere, pur di non barattare la dignità.
Sono fatte così.
Poco ipnotizzabili. Poco omologabili. Poco assoggettabili.
Dicono che prima di entrare in mare
Il fiume tremi di paura.
A guardare indietro
tutto il cammino che ha percorso,
i vertici, le montagne,
il lungo e tortuoso cammino
che ha aperto attraverso giungle e villaggi.
E vede di fronte a sé un oceano così grande
che a entrare in lui può solo
sparire per sempre.
Ma non c’è altro modo.
Il fiume non può tornare indietro.
Nessuno può tornare indietro.
Tornare indietro è impossibile nell’esistenza.
Il fiume deve accettare la sua natura
e entrare nell’oceano.
Solo entrando nell’oceano
la paura diminuirà,
perché solo allora il fiume saprà
che non si tratta di scomparire nell’oceano
ma di diventare oceano.
K Gibran

Puoi non essere il suo primo, il suo ultimo, o il suo unico.
Lei ha amato prima, e può amare ancora.
Ma se ti ama adesso, che altro importa?
Lei non è perfetta, nemmeno tu lo sei,
e voi due potreste non essere mai perfetti insieme.
Ma se lei sa farti ridere, farti pensare due volte,
farti ammettere di essere umano e commettere errori,
tienitela stretta e dalle tutto quello che puoi.
Potrebbe non pensarti in ogni secondo della giornata,
ma ti darebbe una parte di lei che sa che potresti spezzare il suo cuore.
Quindi non ferirla, non cambiarla, non analizzare
e non aspettarti di più di quello che può darti.
Sorridi quando ti rende felice,
falle sapere quanto ti fa impazzire,
e che ti manca quando lei non c'è.

Forse non ci hai mai pensato, ma tua nonna:
- Indossava minigonne cortissime, pantaloni aderenti, stivali alti, e non portava il reggiseno
- Ascoltava Led Zeppelin, Who, Beatles, Rolling Stones,
Jimi Hendrix e Janis Joplin deep purple
- “Cavalcava” su Mini Cooper e su moto fighissime
- Ha fumato tabacco, bevuto gintonics, whisky e chissà che altro
- Andava a festival musicali di 3 giorni in mezzo al fango, magari ballando nuda tra la folla
- Viveva giornate lunghissime, perché non aveva internet, smartphone, social, e della tv gliene fregava assai poco
- Tornava a casa alle 4 del mattino, e andava a lavorare quello stesso mattino...
"Sappiatelo: non sarete mai fighe come lo era vostra nonna.
Qualcuno ve lo doveva pur dire”.
La donna, se vuole, riesce a far stare
tanti mobili in una stanza minuscola.
Marmellate di tutti i colori in barattoli piccolissimi.
Il mare dentro un bicchiere da acqua
Una farmacia, una bigiotteria,
le foto di famiglia dentro una borsa da polso.
Fa stare la notte dentro la sua anima,
Un ricordo nel suo vestito,
i suoi singhiozzi dentro una canzone.
La lussuria in uno sguardo,
la compassione in un tocco.
L’indifferenza nei suoi passi,
l’irresistibilità nelle curve delle labbra,
la memorabilità in un sorriso.
La sua mestizia in una sigaretta,
i suoi segreti dentro un caffè,
le sue grida in un silenzio.
Un uomo nel suo cuore e nel suo letto
per tutta una vita,
un figlio nel grembo e nella sua vita.
La donna, se vuole,
riesce a fare spazio a tutto,
ma chissà perché
non riesce a far spazio a se stessa.
Non si riesce a farla stare
in questo enorme mondo.
By F. Ozpetek
Ogni tuo minimo gesto sono le cose più importanti del mondo.
Il mio cuore e' polvere che si solleva dietro ai tuoi passi.
Tu per me sei come la luna in una notte d’estate: una notte tutta piena di profumi, dolcissime ombre, candori, orizzonti infiniti…
E il tuo nome che ripeto a me stesso, che cerco di baciare sulle mie labbra,
contiene tutte le delizie della carne e dell’anima…
Ho una nonna di 90 anni, e ogni domenica insiste nel volermi dare la paghetta.
Ma so che la sua pensione è molto bassa e a lei sono rimasti pochi soldi.
Così ogni volta che ricevo il denaro, le do un bacio sulla guancia, la ringrazio e di nascosto le rimetto i soldi nel portafoglio.
Ogni domenica mi rida’ la stessa banconota.
Ti voglio bene nonna.
Lettera al figlio
Non vivere su questa terra
come un inquilino
oppure in villeggiatura nella natura,
vivi in questo mondo come se fosse la casa di tuo padre
credi al grano, al mare, alla terra ma soprattutto all’uomo.
Ama la nuvola, la macchina, il libro , ma innanzi tutto ama l’uomo.
Senti la tristezza del ramo che si secca,
del pianeta che si spegne,
dell’animale infermo ma innanzitutto la tristezza dell’uomo.
Che tutti i beni terrestri ti diano gioia,
che le ombre ed il chiaro,
che le quattro stagioni ti diano gioia,
ma che soprattutto, l’uomo ti dia gioia.
by Nazim Hikmet
No, la verità è che nessuno muore davvero.
Diventiamo universo,
ci trasformiamo in energia
e questa energia poi si tramuta in un corpo
un numero indefinito di altre volte.
Coloro che amiamo e che abbiamo perduto
non sono piu' dove erano
ma sono ovunque noi siamo.
Loro sono passati in un altro mondo ma sono presenti tra noi.
Sono come l'acqua che puo' essere allo stato liquido,
puo' essere allo stato solido,
puo' trasformarsi allo stato gassoso,
ma sempre acqua rimane.

Non dire per cosa vieni.
Lasciami indovinare
dalla polvere dei tuoi capelli
che vento ti ha mandato.
È lontana la … tua casa?
Ti do la mia:
leggo nei tuoi occhi la stanchezza del giorno che ti ha vinto;
e, sul tuo volto, le ombre mi raccontano il resto del viaggio.
Dai,
vieni a dar riposo ai tormenti del cammino
nelle curve del mio corpo
– è una meta senza dolore e senza memoria.
Hai sete?
Avanza dal pomeriggio solo una fetta d’arancia
– mordila nella mia bocca senza chiedere.
No, non dirmi chi sei né per che cosa vieni.
Decido io.
(Maria do Rosário Pedreira - Poetessa Portoghese)
.jpg)
Lo chiamavamo Henny. È quel tu
confidenziale che usi impropriamente da studente per riferirti a un
insegnante con cui si instaura un rapporto differente. Chiamarlo per
cognome lo avrebbe introdotto, infatti, in una categoria diversa, quasi
distaccata. “Chi hai di matematica? Bianchi. Di fisica? La Rossi. E di
italiano? Henny”. In un dialogo immaginario sul corpo docente è certo
che i suoi alunni avrebbero risposto così.
Su questo piano di
empatia, noi, allievi del liceo scientifico “Jucci” a metà degli anni
Novanta, abbiamo il difficile compito di ricordare un insegnante
eclettico, faticosamente inquadrabile in uno schema descrittivo che
risulterebbe comunque insufficiente per raccogliere tutti i lati della
personalità e della cultura di Henny.
Oggi siamo indietro con lo
sguardo per pensare. In questo 2021 ricorrono, infatti, i ventitre' anni
dalla sua scomparsa.Il
caso o il destino, anche qui secondo mutevoli categorie di riferimento,
vogliono queste ricorrenze. Noi preferiamo la seconda. Rapidi scorrono i
ricordi di un insegnante che ha saputo trasmetterci il senso di una
didattica diversa, una didattica altra, probabilmente rappresentazione
plastica di un’indole tesa al dialogo e che coniugava il sapere alla
comprensione, l’insegnamento alla tolleranza, senza sminuire il ruolo e i
doveri del docente e senza dare spazio a un facile giovanilismo.
Ricordando
ci si rende conto di quanto non si sia approfittato della conoscenza di
un uomo che raggiungeva rare linee di vetta culturali nella letteratura
italiana e nella lingua latina. In quegli anni avevamo un’attenuante
generica data dall’età ma fortunatamente gli anni che si sommano portano
a rielaborare tutto. E ad apprezzare ciò che fu.
Henny è stato anche
un giornalista impegnato su più strumenti di informazione. Oggi si
direbbe crossmediale: la radio, i quotidiani e i periodici, anche qui a
dimostrazione del suo eclettismo e della sua peculiarità nell’affrontare
la comunicazione e l’analisi di fatti. Chissà cosa Henny avrebbe
pensato dei social e dell’uso che ne fanno gli studenti.
Credo che
ciascuno dei studenti, maturità 1996 del liceo “Jucci”, vorrebbe tornare
in aula, anche per una sola ora, per ascoltarlo e lo si capisce dalle
loro parole. “Avevo appena terminato gli esami di maturità. Non avevo
svolto una grande prova di italiano - ricorda Andrea Botta - Ne ero
consapevole ed ero agitato per gli orali. Henny lo capì e la sera prima
della prova si presentò sotto casa mia, facemmo un giro in macchina e
con la sua autorevolezza e gentilezza mi incoraggiò. Porterò sempre nel
cuore quel gesto che fu di un amico che crede in te”. “I ricordi delle
giornate trascorse tra i banchi di scuola sono tra i più belli e vivi -
aggiunge Roberta Provaroni - Quando torno a quei momenti c’è sempre la
figura di Henny, un uomo onesto, colto e profondamente dedito al suo
lavoro. Ricordo le sue citazioni latine, la sua Petrella e, con
commozione, il suo sguardo gentile e colmo di speranze per ognuno di
noi, i suoi ragazzi”. “Era oltre il semplice prof. Era l’amico che tutti
avrebbero voluto avere”, conclude Francesco Di Pietro.
Ricordiamo un
insegnante, ricordiamo l’uomo. Ringraziamo i suoi figli per
l’opportunità che ci hanno dato e che chiameremo privilegio.
by Daniele Scopigno
Sono passati ventitre' anni, e sembra
ieri. È trascorso il tempo dell’assenza, la vita quotidiana in
famiglia, nella scuola, in paese, nelle redazioni dei giornali è
proseguita senza di lui, altri hanno raccolto il testimone. Ma la
memoria di Henny Romanin rimane integra e si rivela un’eredità feconda.
Ha
seminato bene, ha tracciato un solco diritto e profondo quest’uomo
morto troppo presto, capace di combattere la sua buona battaglia senza
mai perdere la propria fede adamantina e sincera. Henny Romanin è stato
un credente autentico, un buon cristiano impegnato secondo lo spirito
rinnovatore degli anni del Concilio Vaticano II. La matrice della sua
religiosità schietta, ben radicata nella tradizione ma aperta e
sensibile verso nuove mete e nuovi orizzonti si è compiutamente espressa
nella scelta della vita professionale, dedicata con competenza e
passione alla sana crescita delle nuove generazioni. Raffinato poeta,
appassionato cantore di un tempo destinato a trascorrere rapido e
inarrestabile, stravolto dalle insidie della modernità, nelle sue
liriche attraversate da una sottile vena elegiaca ha saputo esprimere
sentimenti universali, ispirati dal piccolo mondo antico a cui è
appartenuto con la spiccata, orgogliosa consapevolezza della propria
identità, affermata attraverso la lucida ricerca storica e storiografica
condotta attraverso la scrupolosa analisi delle fonti documentarie.
Questo è il lascito prezioso di Henny Romanin, custodito gelosamente dai
familiari, dagli amici, dai colleghi, dai compaesani, dagli amatissimi
alunni, dai tanti che lo hanno conosciuto ed apprezzato, che gli hanno
voluto bene.
by Ileana Tozzi
Ciao Caty!
Cosa augurarti nel giorno del tuo compleanno?
Ti auguro di avere sempre fiducia nelle tue capacità e di non permettere mai a nessuno di farti sentire inadatta.
Ti auguro di avere sempre la sicurezza di lasciar andare: le situazioni sgradevoli.
Ti auguro di agire sempre con gentilezza, che non è un segno di debolezza, ma di forza.
Ti auguro di vivere sempre la vita a braccia aperte, che è la cosa migliore per vivere la vita autenticamente.
Ti auguro l’autocontrollo per non cedere alle tentazioni.
Ti auguro di non farti mai adulare dalle smanie di protagonismo, di non calpestare mai gli altri nell’intento di arrivare, meglio un gradino più in basso che un’anima e un cuore avidi.
Ti auguro di sognare sempre e di sognare in grande, non rinunciare mai alle cose che fanno scintillare la tua anima e alle cose che non ti permettono di dormire per l’emozione.
Ti auguro di avere in ogni occasione la saggezza di saper distinguere quando parlare e quando rimanere saldi nel silenzio, quale potere possa scaturire dalla parola pronunciata ma anche da saper quando mordersi la lingua.
Ti auguro di possedere la volontà di combattere per te stessa, per le tue convinzioni, per i tuoi sogni, di specchiarti a fine giornata e di essere felice che nello specchio ci sia proprio la persona che vuoi vedere.
Ma soprattutto ti auguro di avere sempre la certezza che avrai sempre qualcuno al tuo fianco, che ti ama incondizionatamente e che ti ritiene il dono più grande che la vita le abbia potuto riservare.
Ti auguro di guardarti allo specchio e trovarti più bella che mai, e ti auguro di guardarti dentro e pensarlo ancora di più.
Ti auguro di essere orgogliosa di te, di non sentirti mai più inadeguata, non all'altezza o insicura e di trasformare invece quelle insicurezze in punti di forza.
Ti auguro di camminare a testa alta, senza abbassarla mai, neanche quando in inverno cerchi di proteggerti dal freddo nascondendo il viso nella sciarpa.
Ti auguro di amarti prima di tutto, di amare e di essere amata.
Ti auguro che quelli che oggi sono sogni, domani siano finalmente delle realtà, e che i tuoi timori diventino possibilità.
Ti auguro di crescere e di cambiare, ma ti auguro di crescere e di restare. Cambia colore o taglio ai capelli, tatuaggi, stile, luoghi e persone ma non cambiare mai te stessa, le tue idee fondamentali, i tuoi valori. Resta chi sei veramente.
Guardati bene, conosciti sul serio e amati sinceramente.
Auguro tutto questo a te, cara me del domani, affinché tu non sia troppo lontana dalla piccola me dell’ oggi.
Auguri Figlia mia, con amore.
Mamma.
By A.M.L.
Non sollevare il velo dipinto
che quelli che vivono chiamano vita.
A volte il piu' grande dei viaggi e' la distanza che separa due persone.
by William Somerset Maugham
Sleeping Woman
by Jules Pascin
Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s'affonda nell'acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà
anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell'arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia.
by Nazim Hikmet
Ciao Franco Battiato
che la terra ti sia lieve.
Autori Bardotti Sergio, Endrigo Sergio e cantata da Franco Battiato
La primavera romana prevede rigorosamente le azalee sulla scalinata di Trinità de’ Monti.
L’infiorata capitolina va avanti dagli anni ’30 e ogni anno è miele per i turisti, che possono godersi la scalea settecentesca di Francesco De Sanctis (anni ’20 del XVIII secolo), trionfalmente polìcroma.
Quest’anno le azalee, collocate a inizio aprile, fanno mostra di sé fino al 15 maggio. Loro residenza abituale è il Semenzaio di San Sisto, nei cui vivai da sempre i giardinieri comunali si prendono cura delle essenze appartenenti alla varietà Rododendrum indicum, un’azalea introvabile in commercio, particolarmente adattata al clima romano.Il tripudio floreale è affidato a circa 250 piante, tradizionalmente bianche (la “Bianca di piazza di Spagna”) e color lilla. Le bianche sono in fiore, la fioritura delle azalee viola, collocate prevalentemente in basso alla partenza della scalinata, è iniziata poco dopo. C’è ancora tempo per lasciarsi ammaliare dal richiamo di queste luminose sirene: una delle scenografie urbane più amate al mondo.
La famosa "scala a doppia elica." di Leonardo nel Castello di Chambord.
Geniale e stupenda.Visione indimenticabile.
Il castello di Chambord è il più grande dei castelli della Valle della Loira e uno tra i più conosciuti.

Vi auguro di essere eretici.
Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.
Eretico è la persona che sceglie e,
in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore
questo coraggio dell’eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti
prima che delle parole,
l’eresia della coerenza, del coraggio,
della gratuità, della responsabilità
e dell’impegno.
Oggi è eretico
chi mette la propria libertà
al servizio degli altri.
Chi impegna la propria libertà
per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta
dei saperi di seconda mano,
chi studia, chi approfondisce,
chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è chi si ribella
al sonno delle coscienze,
chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.
Eretico è chi ha il coraggio
di avere più coraggio.
By Don Luigi Ciotti
Eretico Arbitrio
by Antonello Silverini
“…non sappiamo se l’eretico sarà definitivamente libero o se brucerà per essersi troppo avvicinato al sole. Ma sappiamo che questa è la sua scelta, ha scelto di volare via dalla gabbia… o forse lo ha solo immaginato. Non importa quello che davvero sarà. La ragione del volo è volare.”
La città storica e turistica di Māsuleh si trova nella città di Fuman (regione Gilān) e la sua architettura originale a gradoni risale alle epoche degli Zand e dei Qajari.
Intorno al quattordicesimo secolo la gente di “Kohne Māsuleh” che viveva ad una breve distanza dalla città attuale, insieme ad altre persone provenienti da altre zone dell’Iran, emigrò in una zona che ancora oggi è conosciuta come la città di Māsuleh.
Essa che si trova nel cuore di catene montuose verdeggianti, è un piccolo complesso architettonico tradizionale e originale e si compendia in una frase “il cortile dell’edificio superiore è il tetto di quello inferiore”, tanto che l’area davanti alle case e i tetti vengono utilizzati come marciapiedi; infatti le sue case di solito sono a due piani e le piccole vie e le numerose scale non permettono l’accesso ad alcun veicolo a motore.
La possibilità di costruire a Māsuleh, essendo un villaggio con un numero di abitanti inferiore a 1000 persone, pare che sia molto limitata e che si possa soltanto ricostruire e restaurare.
Māsuleh ha quattro quartieri principali e un bazar su quattro piani di cui ognuno in modo indipendente ha un rapporto diretto con il bazar cittadino con oltre 120 unità commerciali. La presenza di più di quattro caravanserragli, due hammam dotati di khazineh, oltre 33 sorgenti pubbliche, 10 moschee e 5 Imāmzādeh, deriva dallo sviluppo e dalla magnificenza di questa città negli ultimi periodi.
Il museo antropologico di Māsuleh all’ingresso della città, espone una collezione di oggetti e documenti relativi alla cultura e alla vita della gente locale e dei villaggi limitrofi. Tra i piatti tipici di Masuleh si può accennare alla crema di melanzane affumicate con aglio, pomodori e uova o mirzā ghāsemi e tra i suoi souvenir alle chamush (sorta di babbucce fatte a mano), ai kilim, agli scialle e ai calzini corti e lunghi, all’artigianato in legno e in ferro, agli abiti tradizionali, ai dolci locali chiamati agerdak, alle piccole bambole intrecciate con la lana, ai guanti e ai rufarsh (tipo di calzini corti) di cotone e di lana, alle spugne per il bagno, ai cappelli di lana, alla marmellata e ai sotto aceti colorati fatti in casa ecc..
Māsuleh con le sue alte montagne nebbiose, la foresta, i villaggi di montagna verdeggianti, il fiume, le grotte, le cascate, le numerose sorgenti e il bosco intorno, è tra le zone più turistiche dell’Iran del nord con le sue numerose attrattive naturali, in particolare alla fine della primavera e in estate.
Māsuleh in molti periodi dell’anno è ricoperta di neve.
What It Is è un brano musicale di Mark Knopfler, pubblicato come singolo nel 2000; è inoltre la traccia d'apertura dell'album Sailing to Philadelphia.
Il testo del brano, particolarmente evocativo, è ambientato a Edimburgo; l'ultima strofa contiene dei riferimenti alla canzone tradizionale scozzese Wee Willie Winkie e alla vicenda del mercante londinese Nathaniel Bentley, detto Dirty Dick, vissuto fra il XVIII e il XIX secolo. 
Essere consapevoli significa avere la possibilità di scegliere liberamente di vivere con coscienza se stessi e osservare il mondo con gli occhi della mente.A volte non si ha coscienza dei propri valori come delle criticità. La visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore. "Chi guarda fuori, sogna...Chi guarda dentro, si sveglia" diceva Carl Gustav Jung
Spesso siamo troppo concentrati su ciò che accade che su quello che c’è dentro di noi.
“La consapevolezza viene spesso assimilata a qualcosa di superiore, di spirituale e di inafferrabile”,io invece la vedo come qualcosa di molto pratico.
Perché procrastiniamo? Perché facciamo determinate scelte? Perché vogliamo fare una cosa ma ne facciamo un altra? Perché certe persone ci indispettiscono? Perché acquistiamo determinati oggetti?Quando non riusciamo a capire i motivi di certe nostre azioni forse è perché conosciamo solo una piccola parte di noi stessi. A volte la consapevolezza è una maledizione: io penso, io sento, io soffro... porta con se molti svantaggi, specialmente dal punto di vista relazionale. Lo noto ogni singolo giorno della mia vita, quando interagisco con persone insabbiate da modi di dire assurdi, pensieri limitanti, credenze fantasiose, scarsa apertura mentale e ancora più carenti di consapevolezza.Convivere con chi ha scelto di non investire nel proprio arricchimento personale o in se stessi non è facile.Come chi getta sugli altri le proprie responsabilità, perché mantiene tutti insoddisfatti e infelici. Assumersi responsabilità non è da tutti. La maggior parte delle persone preferisce trovare cause della propria infelicità scegliendo l’ignoranza.Un’attimo di introspezione vale molto di più di tutta una vita d’esperienze. Meditare è uno strumento potentissimo per accrescere la consapevolezza di noi stessi, del nostro corpo e delle nostre emozioni.
Ancora devo imparare molte cose di me, degli altri, della vita del passato, del futuro del mondo
Al foto-realismo dei suoi dipinti si uniscono infatti atmosfere fiabesche che trovano espressione in scorci romantici che fanno sognare.
Tetti, ponti e canali, lampioni, luci provenienti dall’interno delle case e colori brillanti aggiungono un’energia dinamica alla tranquillità che sembra regnare nelle sue città silenziose.
I quadri di Evgeny Lushpin sono celebri in tutto il mondo e sono molto ambiti tra collezionisti ed estimatori soprattutto in Russia e in America.
Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.
Frammento tratto dal romanzo lirico Le Ali Spezzate
