Io non ho mai smesso di considerarmi più intelligente di tutti e, qualche volta, credetemi, me ne sono sentito un po' imbarazzato.

Friday, January 4, 2013

Il Ghetto di Roma

by Ettore Roesler Franz: La via Rua, in fondo il Portico d'Ottavia nel quartiere del Ghetto

Anche se è a Venezia che spetta il poco onorevole vanto di aver creato nel 1516 il primo ghetto (la parola, infatti sembra che derivi da una fonderia, in veneto “gèto”, vicino alla quale esso sorgeva), Roma, comunque, arrivò seconda: fu infatti nel 1555 che papa Paolo IV costrinse gli ebrei romani alla residenza obbligata (obbligo che durò per circa tre secoli) in un perimetro della città che coincideva quasi esattamente con quella in cui negli ultimi secoli si erano venuti spontaneamente accentrando, ossia di fronte all'isola Tiberina.
Non sempre, però, era stato così: nei primi tempi in cui si erano stabiliti a Roma e poi lungo tutta l'età imperiale e medievale (non dimentichiamo che gli ebrei dell’urbe sono i più antichi "romani de Roma"), essi avevano preferito raggrupparsi nel popolare Trastevere.
Fu solo verso il Duecento che lo spostamento al di qua del Tevere andò prendendo sempre maggior consistenza e la zona prescelta fu una che costeggiava il fiume da Ponte Elio o Sant'Angelo, passando per Ponte Fabricio, per arrivare fino a Ponte Rotto. In profondità la zona abitata dagli ebrei si addentrava sino ai pressi del Teatro di Marcello, comprendeva i palazzetti dei Pierleoni, dei Savelli, dei Capizucchi ed era detta "Contrada Judeorum".
Al tempo del censimento del 1527, qui vivevano, mescolati ai cristiani, ben 1.511 dei 1.750 ebrei presenti a Roma, una città che allora contava in tutto 55.035 anime.
Ma torniamo a quel fatidico 1555, per l'esattezza il 12 luglio, quando, emanata la bolla paolina, gli ebrei dovettero andare a vivere tutti nello spazio loro assegnato. L'erezione del muro di cinta fu iniziata subito ed affidata all'architetto Silvestro Peruzzi, figlio del grande Baldassarre. La sua costruzione, il cui costo fu addebitato alla comunità israelitica, procedette con grande rapidità e terminò il 3 ottobre dello stesso anno. Il muro di cinta partiva da Ponte Fabricio e si dirigeva di sbieco verso il Portico d'Ottavia, lasciandolo fuori insieme a piazza della Pescheria; di qui piegava per raggiungere piazza Giudea che tagliava a metà, di modo che si ebbero due piazze con questo nome. Dopo, il muro di cinta tornava a scendere in direzione del Tevere, seguendo il vicolo Cenci, ma mantenendo fuori il palazzo omonimo.
Nel suo lato più lungo, parallelo al fiume, il ghetto era attraversato da tre strade: nella parte alta, dalla piazzetta Giudea, dove si trovavano i negozi più importanti, partiva la via Rua, la principale del ghetto. Al centro, da piazza delle 5 Scole, a ridosso del vicolo Cenci, si staccava un groviglio di viuzze che toccavano la piazzetta dei Macelli (dove veniva mattato ritualmente il bestiame) e quella delle Tre Cannelle, con una fontanella al centro, per disperdersi poi fra via delle Azzimelle, con i suoi forni per il pane azzimo, e i vicoli della Torre, di Savelli, dei Quattro capi; in basso, infine, lungo il Tevere, si stendeva la via Fiumara.
in regione Sancti Angeli"

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